In che modo il settore forestale può contrastare il cambiamento climatico?

Perché importiamo una grande quantità di legno quando potremmo usare il “nostro”?

Il legno nell’edilizia: quali sono i vantaggi?

Abbiamo chiesto a Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in gestione e pianificazione forestale all’Università Statale di Milano, di rispondere ad alcune domande e provare a delineare un possibile futuro del legno, mettendo in luce i problemi attuali e le possibili soluzioni.

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Uno dei grandi problemi del nostro secolo è indubbiamente la crisi climatica. In particolare, la questione più urgente è quella del carbonio: ne emettiamo troppo e ne viene stoccato troppo poco!

In che modo il settore forestale può mitigare questo problema?

In quattro modi:

  • Mantenendo le foreste esistenti. Esse infatti contengono un’enorme quantità di carbonio, stoccato dagli alberi nei decenni. Mantenerlo, evitando la deforestazione incontrollata e facendo prevenzione per gli incendi è il primo modo per non disperderlo in atmosfera.
  • Migliorando la crescita dei boschi e delle foreste: diradando, impedendo incendi e disturbi e cercando di renderle il più resistenti possibile ai cambiamenti climatici. Foreste più sane crescono più velocemente e assorbono una quantità maggiore di carbonio.
  • Sequestrando il carbonio nei prodotti legnosi. Anziché bruciare il legno (e quindi liberare il carbonio in esso contenuto direttamente in atmosfera), la produzione di sedie, tavoli, credenze, porte, finestre, case, e chi più ne ha più ne metta, permette di trattenere il carbonio, “aspirato” con tanta fatica dagli alberi in decine o centinaia di anni.
  • Infine, un altro buon rimedio sarebbe quello di sostituire i combustibili fossili con le bioenergie ricavabili dagli scarti di produzione dell’industria del legno. Ovviamente per l’estrazione è necessario l’utilizzo di tecnologie moderne in grado di non emettere grandi quantità di polveri sottili come invece fanno le vecchie stufe e i camini.

Abbiamo citato la produzione di prodotti legnosi come meccanismo per stoccare il carbonio…

Cosa ne pensa dell’edilizia in legno? Ha futuro in Italia?

L’edilizia è una doppia strategia vincente: da un lato l’uso del legno richiede che alberi siano tagliati (in modo consapevole!) e questo permette alla foresta di andare in innovazione. Foreste giovani assorbono molto più carbonio. Dall’altro lato stiamo immagazzinando il carbonio sequestrandolo.

In Italia purtroppo non abbiamo una tradizione di edilizia in legno rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti e spesso pensiamo al legno come materiale esclusivamente utilizzabile per costruire tetti e pareti. In realtà ha molte più applicazioni di quante pensiamo: nell’edilizia può essere usato, ad esempio, anche in opere di riqualificazione energetica.

Penso comunque che possa esserci un futuro: tanti parlano di bioedilizia; pur non sapendo nulla di dinamiche delle foreste molti architetti stanno riscoprendo il legno, grazie anche alle sue proprietà estetiche

Un utilizzo maggiore del legno è sicuramente un buon modo per mitigare il cambiamento climatico. Spesso però il legno che utilizziamo (e in Italia in particolare, la maggior parte del legno viene usato come combustibile) oltre a disperdersi in atmosfera proviene da zone lontane.

Buona parte del legno usato in Italia, infatti, arriva dall’estero, spesso da paesi che subiscono deforestazione scriteriata e devastazione della biodiversità

La domanda quindi sorge spontanea:

Se il 40 % della superficie della nostra penisola è coperta da boschi e foreste… 

Perché continuiamo ad importare un’enorme quantità di legno dall’estero? 

Questo accade per diversi motivi:

  • I costi. Senza dilungarci troppo in dettagli, conviene di più importare il legno dall’estero piuttosto che prelevarlo dai nostri boschi.
  • Ai costi si aggiunge (e spesso ne è anche la conseguenza) la bassa specializzazione nel settore. In Italia, infatti, ci sono stati pochissimi investimenti nel settore forestale che hanno avuto come conseguenza il suo declino. In altri paesi, come l’Austria, c’è invece una grande specializzazione, utilizzo di nuove tecnologie e macchinari di precisione; basti pensare che in Italia le segherie più sviluppate lavorano 50/100mila m³ all’anno di legno, mentre in Austria questi valori sono dell’ordine di milioni.
  • Un altro enorme problema è quello della frammentazione. Anche se quando camminiamo in un bosco ci sembra impossibile che qualcosa di tale bellezza e purezza possa avere un “padrone”, in realtà scopriamo che 2/3 dei boschi italiani appartengono a privati. Questo chiaramente provoca notevoli problemi logistici e burocratici.

Quali possono essere le soluzioni?

Esistono diverse soluzioni a questi problemi, le più importanti sono quelle basate sul detto “l’unione fa la forza”. Comprendono:

  • Consorzi: diversi comuni si associano, assumono personale specializzato (che spesso nei comuni singoli è assente) e danno vita a forme associate di gestione forestale delle aeree di bosco comuni.
  • Per quanto riguarda le aeree di bosco dei privati, esistono progetti che mirano ad unire le varie proprietà per poter operare su un aera più elevata. L’università di Torino sta portando avanti un progetto in cui si propone ai proprietari della Val di Susa come garante per la gestione sostenibile dei boschi. L’idea è: “Voi siete tanti e piccoli, io unisco tutte le vostre piccole aeree di bosco e faccio un piano di gestione dell’intero territorio dando l’appalto a ditte specializzate. In cambio vi do un premio economico o direttamente del legno tagliato. Allo stesso tempo sono un ente scientifico quindi sono in grado di fare un piano che sia compatibile con la sostenibilità del bosco.”

Francesco