Infilare una spina dentro una presa. Un’azione semplice che ha un’altrettanto semplice conseguenza: fluisce corrente.

E in un attimo possiamo caricare il cellulare, accendere una lampadina, avviare l’aspirapolvere o qualsiasi dispositivo che richieda questo flusso.

Tutto è così semplice da sembrarci scontato!

Immaginiamo di trovarci a pochi minuti dall’inizio della nostra lezione online, voler accendere il computer e scoprire che per qualche motivo non gli arriva più energia, che la rete non lo sta alimentando… Se succedesse ci renderemmo subito conto che il sistema che diamo ormai per scontato, che consideriamo semplice, è in realtà grande e complesso!

A quanti sarà capitato durante un viaggio di guardare fuori dal finestrino e di accorgersi dei tralicci che lo accompagnano lungo chilometri e chilometri di percorso. Scopriamo di avere un curioso compagno di viaggio e ci rendiamo conto di quanto sia grande il suo mondo quando, guardando verso l’orizzonte, non riusciamo a vedere la fine del suo percorso, l’ultimo di quei tralicci.

Con questo articolo proviamo a ricostruire le tappe che l’energia elettrica compie lungo questo lungo viaggio.

Possiamo distinguerne quattro:

  • PRODUZIONE: gli impianti che producono e introducono nuova energia nel sistema.
  • TRASMISSIONE: la parte che si occupa di ricevere l’energia in ingresso dai produttori e trasportarla su lunghe distanze. Praticamente delle “autostrade dell’energia“. Coordina inoltre la produzione in base alle necessità dell’utenza, in modo da avere sempre l’energia necessaria, ma senza farne troppa più del dovuto.
  • DISTRIBUZIONE: la rete capillare che porta la corrente a tutti gli utilizzatori.
  • UTENZA: chi utilizza l’energia e chi gliela vende, cioè i fornitori con cui sottoscriviamo contratti.

Analizziamole nello specifico:

Produzione

Quella di cui sentiamo più spesso parlare, specie quando parliamo di tematiche ambientali.

È un campo vasto e sicuramente trattato meglio in altri contesti che si possono focalizzare di più sulle peculiarità dei vari tipi di energia (se siete interessati al tema del nucleare ecco un LINK utile). Per quelle che sono le nostre finalità nella comprensione della rete nazionale, possiamo limitarci a dire che questa fase è quella che riguarda l’immissione di nuova energia nel sistema da poter poi indirizzare ai consumatori.

Possiamo distinguere:

  • Fonti fossili: programmabili, quindi in grado di produrre, quando si vuole, la quantità desiderata. Hanno un forte impatto ambientale, quindi poco gradite.
  • Fonti rinnovabili: non programmabili, quindi dipendenti da eventi esterni non controllabili. Hanno un basso impatto ambientale, quindi da preferirsi in quanto più pulite.
  • Energia importata: tutta l’energia che non siamo in grado di produrci da soli la dobbiamo importare e questo lo facciamo acquistandola principalmente da Francia e Svizzera.

Gli equilibri tra queste forze stanno cambiando. Le rinnovabili sono sempre più convenienti e necessarie.

Nel recente passato hanno avuto nel nostro paese un forte incremento nel periodo tra il 2008 e il 2014, periodo in cui si è passati dal 15% del 2007 al picco assoluto del 43%.

Ad oggi, la nostra produzione rinnovabile si aggira intorno al 35%.

E cosa ci attende per il futuro? In questo momento il futuro l’abbiamo programmato così e così, con un Piano Nazionale (chiamato PNIEC) che non è aggiornato alle richieste del Green New Deal. Sappiamo però che entro il 2025 vogliamo fare phase-out dal carbone, cioè smettere di usarlo per produrre energia. E una prospettiva su questo obiettivo fatta da Terna prevede l’installazione nei prossimi 5 anni di 12 GW di nuovi impianti di rinnovabili. Già è più della crescita di ogni altra fonte, ma ci aspettiamo che i numeri siano visti al rialzo quando il governo proporrà un piano (che è già in lavorazione) che segua le indicazioni europee. E anche quel 55% di produzione rinnovabile annunciata per fine decennio potrebbe essere molto di più. Noi lo speriamo. 

Trasmissione

I produttori, dopo aver generato nuova energia, devono fare in modo che questa si muova fino ad arrivare ai consumatori. Per fare ciò c’è bisogno di una rete unica, a cui tutti siano connessi.

Di questa rete cominciamo ora a vedere la prima parte, quella della trasmissione, che in Italia è gestita interamente dall’azienda Terna.

Come le autostrade, le linee di trasmissioni sono canali molto lunghi che percorrono tutto il paese, ed entrambe permettono di viaggiare in condizioni che altrove sarebbero pericolose, mentre lì sono vantaggiose:

  • Si viaggia a velocità elevata, cosa che sarebbe impensabile fare in un centro urbano, ma che invece in autostrada risulta comodo perché consente di raggiungere in poco tempo città lontane.
  • La rete di trasmissione consente il trasporto di energia ad alta tensione. Questa condizione è più adatta al trasporto su lunghe distanze, mentre invece in contesti urbani sarebbe più rischiosa. Infatti la corrente, prima di arrivare sulla rete di distribuzione che poi la porta agli utilizzatori, deve poi essere convertita in tensioni medie o basse.

Il trasporto dell’energia, la trasformazione delle tensioni e l’immagazzinamento (in realtà il tema dell’immagazzinamento dell’energia è ancora in sviluppo e sarà un campo cruciale per il passaggio completo alle rinnovabili), rientrano nelle attività che Terna chiama più propriamente di trasmissione.

Ma c’è un altro compito proprio di chi gestisce questo livello della rete: il dispacciamento.

Come abbiamo detto, la produzione va coordinata. Ci sono momenti in cui c’è più bisogno di energia e altri in cui meno, ci sono momenti in cui i pannelli fotovoltaici o gli impianti eolici lavorano a pieno regime e altri in cui non possono farlo e, se non c’è energia immagazzinata, tocca fare affidamento su altro.

Il dispacciamento consiste perciò in questo: una raccolta dati continua (e trasparente, visualizzabile in tempo reale sul sito di Terna) per valutare i bisogni dell’utenza e coordinare i produttori. Non è un lavoro semplice e ci sono sempre margini di miglioramento, ma ogni risultato ottenuto è un progresso verso una rete più efficiente.

Distribuzione

L’energia esce dalle autostrade per dirigersi nelle città, nei paesi, nelle industrie, e da chiunque altro ne abbia bisogno.

Per fare ciò ha bisogno di una sorta di corsia di decelerazione, che sono le varie cabine di trasformazione che portano l’alta tensione a essere media o bassa.

La distribuzione, al contrario della trasmissione, è gestita da diverse aziende. La più grande in assoluto è “e-distribuzione”, un’azienda del gruppo Enel, che controlla il 90% della rete di distribuzione nazionale, ma ci sono altre aziende che gestiscono quote comunque rilevanti, come Unareti in Lombardia, o Areti nel Lazio. È l’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) a stabilire le varie assegnazioni che, come intuibile, vengono fatte dando una certa zona in gestione a un’azienda.

Il campo della distribuzione è ben diverso dalla fornitura!

Risiedere a Milano, e avere perciò Unareti, azienda nata in seno ad A2A, a gestire la rete di distribuzione, non implica che poi il singolo cittadino debba poi comprare energia proprio da A2A. È una richiesta esplicita dell’ARERA che i due campi siano ben distinti (e infatti, nonostante molte aziende di distribuzione nascano da fornitori/produttori, ora esistono come aziende a sé indipendenti), che i distributori si occupino solamente di assicurarsi che le strade della media e bassa tensione funzionino bene e per tutti.

Come fanno questo lavoro? Garantendo l’accesso alla rete per tutti, permettendo di allacciarsi, risolvendo gli eventuali guasti e gestendo i contatori.

Anche per quanto riguarda questi, siamo abituati a pensare che siano i fornitori a gestirli, e magari chiamiamo loro quando abbiamo problemi, che accolgono sì la nostra richiesta, ma poi la rigirano a chi è veramente incaricato a risolvere il problema, cioè i distributori.

Utenza

Abbiamo definito interamente com’è composta la rete comune e il viaggio che deve fare per arrivare nelle nostre case. Ultimo passaggio (e forse anche il più importante) è dotarsi di un contratto che ci permetta effettivamente di comprarla da qualcuno.

La scelta, come abbiamo detto, non dipende dagli strati che abbiamo visto precedentemente. Non dipende da chi abbiamo come distributore, così come non dipende ovviamente dalla trasmissione, quindi da Terna, che opera solo in quel campo.

Fa però eccezione lo step della produzione. Infatti tra quello e i fornitori i contatti ci sono sì, o addirittura sono proprio le stesse aziende a gestire entrambe le fasi, ad esempio Enel produce energia e poi la rivende.

I fornitori invece che non hanno centri di produzione dell’energia devono o stipulare dei contratti bilaterali con aziende del campo, oppure partecipare a quella che si chiama borsa elettrica, un sistema di aste per garantirsi quote di produzione per poi rivenderla.

Vogliamo concludere questo viaggio con un esempio pratico di utenza che ci faccia ripercorrere le fasi che abbiamo incontrato percorrendolo, un esempio che tra l’altro riteniamo virtuoso e degno di attenzione: quello di ènostra.

Ènostra è una società senza scopo di lucro che fornisce esclusivamente energia elettrica da fonti rinnovabili certificate, di aziende che assicurano il rispetto dei contesti ambientali e sociali in cui sono inserite. Dategli un’occhiata se siete interessati a cambiare fornitore e volete spingere la conversione alle rinnovabili!

Tornando al nostro esempio: scegliere ènostra come fornitore significa riempire 2 dei 4 tasselli che abbiamo visto: produzione e fornitura. Che alla fin fine sono gli unici due su cui abbiamo controllo noi come utenti!

Schematizzando l’esempio, il ciclo risulta così:

  • Produzione: aziende certificate da ènostra con energia rinnovabile.
  • Trasmissione: Terna.
  • Distribuzione: Unareti.
  • Fornitore: ènostra.

Simone