Questo “lockdown” sta portando benefici al nostro mondo?

Come sarà il post-pandemia?

Qual è il grande problema dell’umanità?

Questo è il primo articolo della nuova rubrica “Una doppia vittoria”, nella quale cerchiamo di capire quali sono i vantaggi per noi, di azioni che, nell’immaginario comune, hanno solo un vantaggio per l’ambiente.

Oggi parleremo di velocità. Ormai è obbligatorio correre, produrre, andare sempre più veloci. Ma per arrivare dove?

Abbiamo chiamato il climatologo “esteso” (come lui stesso si definisce) Frank Raes, per fargli alcune domande.

Frank Raes nel suo museo. Credits: LifeGate

Questo “lockdown” sta portando benefici al nostro mondo?

Nelle prime settimane c’è stato una drastica diminuzione d’inquinamento, ma è stato dimostrato che fosse anche a causa del vento.

Pur non avendo sottomano i dati precisi, è logico pensare che questo periodo di blocco totale sta portando un calo dell’inquinamento. Nelle città, in particolare, lo si può constatare semplicemente guardando verso il cielo o annusando l’aria. È sicuramente più pulita!

Anche per quanto riguarda la CO2, sta sicuramente avvenendo una diminuzione delle emissioni.

Quello che però mi preoccupa è il dopo!

Come sarà il post-pandemia?

Non sono un veggente quindi non posso fare previsioni.

Nell’ultimo periodo, però, leggo molto i giornali, in particolare La Repubblica e The Guardian (di solito attenti alle tematiche ambientali).

Da quando è scoppiata la pandemia si parla solo (oltre alle notizie di cronaca relative al virus) di come far ripartire l’economia, di come riportare liquidità nella società, di Eurobond, MES ecc… Ma nessuno ci dice da dove viene il virus!

Se non si parla d’altro, è facile pensare che siamo ancora in quel campo dell’astrazione definito dall’economia, dal potere e dai soldi. Questo è il principale motivo che ha generato il problema e paradossalmente è proprio quello che vogliamo rimettere in piedi il prima possibile!

Se il mondo ritorna alla normalità velocemente, allora non avremo imparato niente.

Ora stiamo rallentando, siamo obbligati a farlo. Spero che questo rallentamento ci faccia pensare a quanto potremmo vivere lentamente anche nel futuro. Che il nostro campo d’azione non debba essere bidimensionale, costituito da potere ed economia, ma che includa anche la natura come terza dimensione.

Nei prossimi anni potremmo assistere ad una battaglia epica: tra quelli che vogliono andare avanti col vecchio modello e quelli che vogliono rallentare e vivere più in armonia con la natura.

La soluzione a tutto questo? Io non ce l’ho, ma penso che rallentare possa essere un buon compromesso.

Ma attenzione! Non significherebbe solo dare respiro al nostro pianeta… Questo porterebbe incredibili benefici anche agli uomini che lo abitano.

Servirebbe a ridare valore alle cose (la filosofia con la quale Frank ha aperto il museo dell’antropocene), mettere ordine nelle idee e ridare le giuste priorità: possiamo staccare da Facebook per un mese e non perderci niente. È necessario quindi capire che ci sono cose più importanti e prendere tempo per farle!

I miei figli spesso mi dicono: “: Facile parlare di rallentamento quando tu e la tua generazione avete viaggiato in lungo e in largo, ora anche noi vogliamo vedere il mondo!”

Io voglio che i miei figli possano vedere il mondo ma penso dovranno farlo in modo diverso: non sarà più possibile fare viaggi low cost di andata e ritorno in giornata ma si dovrà andare in un posto per starci di più.

Viaggiare si, ma viaggiare in modo diverso. Diverso non vuol dire per forza peggio, anzi. Viaggiare per raggiungere un posto in cui faccio qualcosa di importante, in cui mi prendo il tempo di viverlo il posto e non semplicemente di consumarlo.

Concludiamo con la domanda delle domande:

Qual è il grande problema dell’umanità?

L’uomo, dopo la rivoluzione agricola, ha cominciato a sganciarsi dalla natura, ha creato un suo ecosistema separato. Ha trovato modi per fare meglio della natura e ha pensato di potersene separare.

Come Homo Sapiens siamo diventati una specie che pensa di stare fuori dalla natura e di poterla usare per i propri scopi. Questo è stato il grande peccato dell’uomo!

Un chiaro esempio sono le foreste, sempre più attaccate per creare dei campi di coltura o allevamento intensivo.

La natura però, prima o poi risponde, e questo virus ne è un chiaro esempio.

Ora siamo intrecciati con la natura attraverso cicli autodistruttivi, la vera sfida è quella di essere intrecciati con la natura attraverso cicli virtuosi!

Francesco