“Project Drawdown”. Parliamo di un progetto di mitigazione climatica portato avanti dal visionario attivista californiano Paul Hawken. Questo ha l’obbiettivo ambizioso di invertire gli effetti del cambiamento climatico. Come?

Seguendo le indicazione dell’IPCC: portare le emissioni globali di CO2 a zero per la metà del secolo (“carbon neutrality”) e da lì in poi cominciare ad assorbirne fino a portare la concentrazione atmosferica a livelli sicuri (350 ppm, ad esempio -ora siamo oltre le 400 ppm-).

Tempo di lettura stimato: 2m 40s

Drawdown: un nome, tante traduzioni.

Il termine “drawdown” viene comunemente tradotto come “prelievo” o come “risucchio“. In ambito economico, invece, è tradotto come “declino, calo economico” e per definizione è l’oscillazione più ampia tra il massimo e il successivo minimo raggiunto in un determinato tempo; ovvero riproduce il picco di riduzione del valore del capitale di un investimento. Ma non dilunghiamoci oltre…

Qualunque sia la sua traduzione, forse la difficoltà linguistica nel tradurre questo nome accattivante è un’ottima metafora della difficoltà di declinare questo progetto nella politica italiana o più in generale in quella europea.

Ancora più genericamente facciamo fatica a guardare le cose con una prospettiva così possibilista, così priva di confini, come quella proposta nei vari report pubblicati da Project Drawdown.

Spieghiamoci meglio, la lista delle 10 azioni a livello globale più importanti per raggiungere la neutralità carbonica consiste in:

  • Ridurre lo spreco di cibo (oggi il 60% del cibo prodotto nei paesi sviluppati)
  • Migliorare salute ed educazione nei paesi poveri (contenendone l’esplosione demografica)
  • Diminuire consumo di carne e latticini
  • Gestione corretta degli attuali gas refrigeranti (i gas che permettono all’aria condizionata di funzionare hanno un “potere serra” GWP centinaia di volte superiore della CO2)
  • Restaurazione delle foreste tropicali
  • Eolico “Onshore”
  • Utilizzo di nuovi gas refrigeranti
  • Grandi impianti fotovoltaici
  • Sostituzione delle cucine a legna
  • Fotovoltaico distribuito

Cerchiamo ora di riformulare la lista, rendendola più “italiana” e cerchiamo di darle un nome più appetibile… progetto FUTURO può andare?

Ovviamente non dobbiamo dimenticare il ruolo internazionale del nostro paese, ma cerchiamo di focalizzarci sulle tematiche più locali, per capire anche gli eventuali effetti benefici per la nostra economia e società!

Ovviamente, si creeranno degli slot disponibili nella precedente top ten, che riempiremo con altri 3 o 4 elementi della classifica che riteniamo facilmente e vantaggiosamente declinabili nei nostri confini:

  • Ridurre lo spreco di cibo (oggi il 60% del cibo prodotto nei paesi sviluppati)
  • Diminuire il consumo di carne e latticini
  • Eolico “Onshore”
  • Utilizzo di nuovi gas refrigeranti
  • Grandi impianti fotovoltaici
  • Fotovoltaico distribuito
  • Solare a concentrazione
  • Miglioramento del trasporto pubblico
  • Mobilità elettrica

Cosa ne viene fuori? Una proposta politica che dipinge un quadro abbastanza nazionalista, socialista, addirittura sovranista?

Stiamo parlando di produzione di cibo ed energia locale (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), buoni servizi pubblici di trasporto e riduzione degli sprechi. Parliamo di qualcosa che garantirebbe un ambiente più sano, più facile e più economico per tutti!

Dov’è il problema allora?

Il problema forse è proprio l’incredibile efficienza di queste soluzioni, che, riducendo le perdite e la fatica inutile dell’importare qualcosa che può essere prodotto internamente o semplicemente ottimizzando i processi produttivi, riduce i profitti dei pochissimi che su questa inefficienza hanno costruito modelli di business validi per interi decenni.

Non nascondiamo la possibilità che l’economia del nostro paese potrebbe risultare avvantaggiata da queste politiche di efficientamento, nonostante la riduzione evidente del capitale circolante, usato da sempre come benzina per mantenere in moto l’economia occidentale, caratterizzata da livelli di consumo sempre più insostenibili.

Ovviamente questi 10 punti sono solo uno stimolo e una indicazione per un progetto FUTURO completo e soddisfacente per tutti, ma affondare le radici anche in Project Drawdown è sicuramente un modo per dare energia alle fronde che cresceranno.

P.S. La lista delle 10 misure qui sopra potrà sembrarvi una bozza del Green New Deal all’americana. Quindi perché sforzarsi di chiamarlo in un altro modo? Riteniamo che il concetto di Green New Deal sia stato, in Europa ma soprattutto in Italia, sminuito a tal punto da perdere la sua vocazione iniziale: unire tutti gli sforzi per salvare la nostra società, senza dimenticare nessuno.

Giovanni