Immaginiamo di disporre di grandi quantità di materiale d’opera e di energia pronta all’uso, ottenibile dagli scarti di processo….

Supponiamo che questa risorsa magica sia anche ben distribuita all’interno dei nostri confini, potendone quindi usufruire tutti con facilità….

Che se consumata responsabilmente, questa risorsa può essere considerata rinnovabile e che il suo uso aiuta a “togliere” CO2 dal ciclo del carbonio e a mitigare il cambiamento climatico…

Questa risorsa esiste: IL LEGNO!

Il suo ruolo fondamentale è trascurato, tanto che in Italia, quasi la metà del legno “lavorato” (con questo termine intendiamo la somma del legno ricavato da fonti primarie -tagliato nei nostri boschi o importato…- e da fonti secondarie -legno riciclato, scarti che vengono riutilizzati…-) non viene contabilizzato, complicando la progettualità e l’ottimizzazione di questa risorsa.

Secondo il report “Wood Resource Balances of EU-28 and Member States” del 2015 (per approfondire scarica il pdf in fondo alla pagina), il 41% del legno lavorato in Italia, 22 milioni di m³, rientra nelle risorse non contabilizzate (“unaccounted sources”). Legno che si stima sia in circolazione ma sul quale non si hanno dati certi.

Com’è possibile?

Il Prof. Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in gestione e pianificazione forestale all’Università statale di Milano, durante la nostra ultima chiacchierata analizza questo punto critico.

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Nel precedente articolo abbiamo parlato di quanto il settore forestale possa giocare un ruolo fondamentale nella mitigazione del cambiamento climatico.

Per agire in un determinato ambito, però, dobbiamo avere dati tecnici che ci permettano di operare in modo consapevole. Sulla gestione sostenibile dei boschi, la prima regola è che possiamo prelevare una quantità di legno non maggiore a quella che si rigenera.

Per sapere quanto legno possiamo prelevare è necessario rispondere a due domande:

  • Quanto crescono le foreste?

Questo dato è abbastanza accurato: ogni paese tiene un inventario delle proprie foreste (l’Italia lo fa dal 2005, quindi abbastanza recente) e con tecniche statistiche si riesce facilmente a capire quanto la foresta cresce di anno in anno.

  • Quanto legno stiamo prelevando dalle foreste?

In Italia, questo dato rappresenta un incubo per tutte le persone del settore. Il nostro paese ha un buco di informazione enorme, rappresentato da una parte del 41% di cui parlavamo prima. Si tratta di grandi cifre!

Perché c’è questo buco?

L’80% del legno prelevato in Italia viene usato per produrre energia, prevalentemente sotto forma di legna da ardere. Un utilizzo povero, sia in termini economici che in termini di carbonio, perché sarebbe meglio trattenere il carbonio più a lungo all’interno di prodotti legnosi anziché disperderlo in atmosfera (di questo abbiamo parlato nel precedente articolo).

Fino a qualche anno fa non c’era nessun mezzo per monitorare quanta legna da ardere da parte dei privati venisse prelevata dai boschi.

Alcune regioni si sono poi attrezzate con dei sistemi di autorizzazione o segnalazione: se hai un bosco e fai un prelievo, devi segnalare quello che stai facendo all’ente pubblico preposto.

Qui però nasce un problema: il settore forestale è di competenza regionale quindi ogni regione fa come vuole. In alcune regioni, ad esempio, per prelievi di pochi alberi (fino a 10 quintali) non è necessaria alcuna segnalazione.

Non succederebbe nulla se questi piccoli prelievi non rappresentassero la maggioranza e, sommati fra loro, danno numeri impressionanti!

L’ISTAT, l’organizzazione che aveva il compito di raccogliere questi dati, si è accorta che questi erano completamente sottostimati. Il dubbio è nato quando regioni come il Piemonte hanno provato a fare indagini interne… I numeri non tornavano: solo in Piemonte venivano tagliati 10 milioni di m³ quando l’ISTAT ne dichiarava 4-5 milioni in tutta Italia!

Dati questi problemi e non potendo garantire l’affidabilità di questo dato, l’ISTAT ha smesso di raccoglierlo.

In questo momento questo dato non esiste. Ma ce n’è un gran bisogno per effettuare qualsiasi strategia forestale.

Per necessità, quindi, sono stati trovati dei modi alternativi per ricavarlo:

  • Uno è il tentativo del JRC, che è riuscita a ricavare il dato (vedi pdf sotto) attraverso l’economia, confrontando la domanda con l’offerta. La domanda di legno è stata ottenuta chiudendo tutti i bilanci degli usi del legno. Questi vengono registrati da camere di commercio, ISTAT ecc. e sono dati accurati. Ha poi confrontato la domanda con l’offerta, che è data da: quanto sappiamo che viene prelevato (dato sottostimato) + dato ufficiale di importazione (quanto importiamo dall’estero). Quello che resta è “unaccounted sources”.

In “unaccounted sources” ci può essere di tutto!

Prelievi non monitorati, importazione non monitorata o illegale e via dicendo… In “unaccounted sources” sono presenti sia fonti primarie che secondarie. Molto probabilmente è presente anche una buona parte di riciclo di legno di cui non riusciamo a tener traccia (l’Italia è tra i paesi che ricicla di più, con 4-5 milioni di m³ di legno).

  • Un secondo modo per ricavarlo è quello di usare il telerilevamento: immagini satellitari ripetute nel tempo: dalle differenze nelle immagini, anche grazie all’utilizzo di potenti software si può risalire all’entità dei tagli.

Perché in Austria questo dato è molto più basso (circa il 18%)?

In altri paesi questo numero è più basso perché non dipendono in larga misura, come invece avviene in Italia, dalla legna da ardere. L’Italia, infatti, è uno dei paesi in cui questa viene usata e importata di più. Alcune stime parlano di 20-22 milioni di m³ all’anno. Questo dato comprende tutti gli utilizzi (centrali elettriche, impianti di teleriscaldamento, consumo in caldaie e stufe private…) ma si tratta pur sempre di numeri molto elevati.

Il problema è che la legna da ardere è la più difficile da monitorare, perché spesso si tratta di piccoli prelievi che non devono neanche essere segnalati.

Ad ogni modo, rispondere alla domanda “quanto legno viene utilizzato?” è di importanza fondamentale per operare nel settore forestale e non solo. Un esempio è l’utilizzo di biomasse: se si volesse aumentarle sarebbe necessario tagliare più alberi… Ma se non sappiamo quanti alberi vengono già abbattuti come possiamo tagliarne di più operando in modo sostenibile?

Le soluzioni sono ancora in fase di sperimentazione, la speranza è che in futuro questo dato diventi sempre più accurato.

Francesco